all'interno:
  • Guido e Francesco Visconti
  • il lato più antico del castello
  • il castello che tocco a Francesco
  • (Cenni storici tratti dal volume " Somma lombardo da borgo antico a città moderna" di A Rossi)

    L'origine del vecchio castello é antichissima e pare risalga al IX secolo. Altra data significativa é l'anno 1251 posta in calce a un documento di intestazione della proprietà e di una chiesetta, con canonica e campanile, dedicata a S. Agnese e costruita sul lato sinistro dell'attuale spianata d'ingresso principale al castello.

    Lo sviluppo dell'antica dimora viscontea in più vaste proporzioni abitabili e di residenza, lo si ebbe a partire dall'anno 1448, quando i fratelli Francesco e Guido Visconti, per sfuggire ai contrasti con la repubblica Ambrosiana, si rifugiarono nella loro vecchia proprietà di Somma, ricevendo giuramento di fedeltà, in forma solenne, da tutti gli uomini di Somma e loro dipendenti, sulla piazza antistante il castello.

    Nel giro di pochi anni la nobile dimora venne in gran parte ricostruita, ampliata e contornata da fossati per cui necessitò la demolizione della canonica e della chiesa di S. Agnese, sia per guadagnare spazio che per fortificare la nuova residenza dei Visconti.


    Guido e Francesco Visconti

    Ma a guastare ogni cosa sorsero i primi dissapori tra i due fratelli Visconti obbligandoli a dividersi i loro beni nell'anno 1473. Al fratello maggiore Francesco toccò la parte rinnovata del castello, con annessa l'area cimiteriale circondata da fitta vegetazione culminante con la celebre pianta del Cipresso, area che con l'ampliamento e opere di difesa del castello, venne separata con una fossa dal parco a nord, già fin d'allora tenuto con "amore e diligenza", e dalla parte superiore del Borgo comprendente anche la chiesa di S.Vito. A Guido toccò la parte vecchia del maniero, rivolta a sud-ovest, comprendente l'ampio giardino la cui area si estendeva fino a un boschetto di querce riservato per la caccia (ora zona occupata da un'industria tessile) nel quale il marchese Cesare Visconti nel 1693 innalzava una colossale statua dedicata alla dea Diana (1). Inoltre a Guido spettò la parte bassa del Borgo con i due centri urbani di Pozzo Valgella e S.Bernardino.

    Oggi il castello, riunito negli anni '50 dal marchese don Alberto Visconti di San Vito sotto un'unica proprietà, si presenta come un grande quadrilatero al cui interno sono racchiusi tre castelli sviluppati intorno a tre ampi cortili ingentiliti da porticati e ciascuno con ingresso indipendente.

    Dalla fossa che un tempo circondava il castello e che si attraversava su ponti levatoi, non rimangono che due tronconi posti a sud e a nord. Sulla fossa di levante, tra il 1804 e il 1807, Napoleone Bonaparte fece passare la strada del Sempione: contemporaneamente venne trasformata in ortaglia e giardino la fossa che lambiva il castello dall'altra parte unendola al già esistente parco della via Ducale. Nel lato più antico del castello si accede dalla piazza settentrionale (2) attraverso una torre che ne difendeva l'ingresso.

    il lato più antico del castello

    Un tempo si accedeva a questa parte del castello dalla strada per Sesto Calende che si trovava in basso dove c'era l'entrata dell'industria tessile). Da qui , passando sotto l'arco dedicato a Elisabetta (3), si risaliva l'ampia scalinata, ancora oggi esistente ma non accessibile.

    Passando attraverso l'androne si entra nel cortile degli armigeri chiuso sulla sinistra da alte pareti che conservano ancora tracce di graffiti. sulla parte destra e frontale, un elegante porticato ad archi,sostenuto da pilastri ottogonali in granito i cui capitelli portano scolpito stemmi gentilizi, da accesso alla dimora della parte più antica del castello visconteo di Somma Lombardo. Sotto il portico sono in bella mostra carrozze d'epoca: prezioso antiquariato che si inquadra con l'ambiente, mentre su una parete, accanto ai graffiti, una lastra di marmo informa sugli ampliamenti eseguiti in questa parte del castello risalenti all'anno 1694.

    Nelle torri, anguste scale a chiocciola portano in vetta. Dall'alto si ammira un paesaggio incantevole che spazia dalla parte bassa della città alla boschiva valle del Ticino; dalla pianura Novarese all'incomparabile cerchia delle Alpi dominate dal massiccio del monte Rosa.


    il castello che tocco a Francesco

    Sul piazzale antistante, ove prima della divisione della proprietà vi era la chiesa di S.Agnese con annessa la canonica, un'ampia spianata porta all'accesso di quella parte del castello che tocco a Francesco: la meglio conservata grazie agli eredi di questo illustre ramo visconteo che procedette in più riprese ristrutturarlo ed abbellirlo.

    Superata la fossa e passati sotto l'androne con soffitto a volte di mattoni, si entra nel vasto giardino. Ai lati e sul fondo si presenta, solenne e severa, la massiccia mole della residenza castellana. Sotto l'ampio porticato, il colossale ceppo capovolto di quello che fu il "Cipresso millenario", è il primo cimelio che colpisce il visitatore.

    Uno scalone a due rampe porta al piano nobile. Le pareti di questa salita sono ricoperte di affreschi che risalgono ai primi anni del XVII secolo. Altri affreschi con scene mitologiche e rappresentazioni religiose, ricoprono i muri liberi dell'imponente salone delle feste e le numerose sale che da esso si diramano.Queste opere pittoriche furono eseguite tra il 1590 e il 1600 in occasione delle nozze di un Visconti con una Taverna. Nel salone, vasto ed elegante, è conservato l'arredamento che risale all'inizio del XVII secolo: in mezzo a tanto sfarzo, sembra di rivivere le feste e i sontuosi ricevimenti che qui si svolgevano. Vi sono mobili artistici in perfetto stile d'epoca, di gusto raffinato, e quadri ad olio, bronzi e sculture di marmo completano questo sontuoso ambiente gelosamente custodito con cura impeccabile.

    Al centro si accede ad una cappella consacrata sul cui altare di marmo troneggia un prezioso quadro ad olio attribuito al Cerano e che rappresenta l'Apparizione dell'Angelo alla Vergine Maria.


    Dal lato sinistro del salone si entra nella "Sala dei piatti da barba". E' una pregevole raccolta,tra le più ricche del mondo, di centinaia di pezzi rari provenienti da tutte le parti del mondo. Proseguendo, in una sala del "Mastio" è conservata la camera da letto per l'ospitalità dei sovrani, dominata da un colossale letto a baldacchino sorretto da torciglioni scolpiti in legno pregiato. Seguono altre sale per il soggiorno di ospiti: tutte arredate con mobili e suppellettili d'epoca, mentre le pareti libere dagli affreschi mettono in mostra quadri ad olio a soggetto religioso o con ritratti di discendenti dei Visconti.

    Lungo il percorso di visita è degna di particolare menzione la raccolta di urne cinerarie della civiltà di Golasecca. La collezione, la più ricca per numero di pezzi e per valore, è stata formata dai reperti in parte donati dall'abate Giani all'amico marchese Carlo Ermes Visconti, in parte raccolti dallo stesso Visconti in terreni di sua proprietà ubicati non lontano da Somma. Nella collezione si contano 155 pezzi fittili.

    Accrescono la bellezza storica ed artistica del Castello le sale dedicate alle personalità di rilievo che legano le loro vicende al Castello di Somma. Così è per papa Gregorio XIV, nato nel castello stesso l' 11 febbraio 1535, ed eletto al soglio pontificio dal 5 dicembre 1590 al 6 ottobre 1591. Il suo nome è legato alla casata Viscontea in quanto figlio di Anna Visconti, sposa di Francesco Sfondrati, senatore di Francesco Sforza.

    Altrettanto dicasi per il conte Gabrio Casati anch'egli stretto da legami di parentela alla famiglia Visconti. Con preziosi cimeli se ne tratteggia la personalità politica, evidenziando l'importante ruolo da lui giocato negli eventi risorgimentali e testimonianza ne è l'incarico svolto come capo del Governo Provvisorio della Lombardia nel 1848.

    Lo stemma araldico, come in tutte le Case viscontee, è caratterizzato dal "biscione" che addenta un guerriero ottomano". E' completato da due scudi con rami di quercia e verricelli con secchi d'acqua e fiamme, a significare il Patronato della nobile Casata viscontea di Somma sul Santuario della Madonna della Ghianda e l'irruenza guerriera mitigata dall'acqua simbolo, di pace e temperanza.


    (1) Nell'anno 1967 la statua della dea Diana, con il suo pesante basamento, venne smontata, ricomposta ed innalzata in bella mostra nel grande parco che fa parte integrante del castello.

    (2)Anticamente questa piazza, detta dell'olmo, serviva per le adunanze della popolazione della parte superiore del Borgo.

    (3)Nell'anno 1708 per ricordare la sosta ed il pernottamento nel castello della principessa Elisabetta Cristina di Brunswick di passaggio da Somma mentre si recava a visitare il Lago Maggiore, veniva eretto un' arco con affreschi ed epigrafe nel punto in cui la strada per Sesto Calende usciva dall'area del castello per congiungersi con la via Ducale. Questo arco venne abbattuto nel 1933 per le necessità di ampliamento dell'industria tessile: così andò distrutta una parte del patrimonio di storia e di arte del castello visconteo.

    (4) L'11 febbraio 1535 nasceva nel castello di Somma Nicolò Sfondrati poi eletto papa con il nome di Gregorio XIV. Pare che il lieto evento fosse avvenuto in una camera di questa ala del castello, come precisa una scritta sotto lo stemma del Pontefice.